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APRILE 2018 : Dominik MARKL - La Bibbia : una biblioteca scritta da migranti

Dr. Dominik MARKL SJ

Dominik Markl, nato nel 1979, è un prete cattolico e gesuita. Ha fatto il suo dottorato a Innsbruck sul Decalogo e ha scritto la sua tesi di abilitazione sul libro di Deuteronomio. Attualmente è  Professore di Ebraico al Pontificio Istituto Biblio. Ha insegnato l'Antico Testamento all'Università di Innsbruck, alla Loyola School of Theology di Manila (Filippine), all'Hitthrop College dell'Università di Londra, e a Hekima University College di Nairobi, in Kenya.

Nel 2013 è stato invitato come professore visitatore di studi biblici alla scuola di teologia dei gesuiti a Berkeley-JSTB, in California.

Come giovane prete, ha lavorato in Tirolo e Vienna e in progetti sociali in Romania e Moldavia.

Pubblicazioni scelte:

 

- Dubovský, Peter / Markl, Dominik / Sonnet, Jean-Pierre (eds.), The Fall of Jerusalem and the Rise of the Torah (FAT 107), Tübingen 2016.

- D. Markl (a cura di), Il decalogo e la sua influenza culturale (Monografie della Bibbia ebraica), Sheffield (che sarà pubblicato nel 2013).

- D. Markl, il popolo di Dio in Deuteronomio (integrazioni al ufficiale del Vicino Oriente antico e Storia Biblica della legge 18), Wiesbaden 2012.

- G. Fischer / D. Markl / p Paganini (ed.), Deuteronomio - Tora (per una nuova generazione integra la rivista (per Altorientalische e la storia biblica della legge 17), Wiesbaden 2011.

- G. Fischer / D. Markl, Esodo di Stoccarda commento. Antico Testamento), Stoccarda 2009.

- D. Markl, il Decalogo come condizione del popolo di Dio. I punti focali di un'ermeneutica legale del Pentateuco in Esodo 19-24 e Deuteronomio 5 (Herders Biblical Studies 49), Friburgo i.Br. 2007.

Vari altri contributi in Lexicon per WiBiLex; Dizionario teologico sui testi di Qumran; Enciclopedia della Bibbia e sua ricezione; Dizionario dei motivi dell'Antico Testamento; La nuova enciclopedia biblica di Herder.

Per un elenco completo delle pubblicazioni bibliche, consultare la sua pagina web

LA BIBBIA : UNA BIBLIOTECA SCRITTA DA MIGRANTI

 Dalla Civilta Cattolica, quaderno 4018, Vol. IV, 2017, pag. 325-332 

 

ABSTRACT – L’opinione pubblica e i governi si confrontano con il dramma e con la sfida delle migrazioni di massa. Ma uno sguardo alla storia dell’umanità mostra che siamo tutti dei migranti, sin da quando il genere umano giunse in Europa 40.000 anni fa, provenendo dal continente africano, dove non soltanto ha avuto le sue origini, ma anche compiuto il suo processo di evoluzione per 100.000 anni.

Anche la Bibbia si rivela non a caso una biblioteca infinita di storie di migranti scritte per un popolo migrante, il popolo di Dio, da Adamo fino a Gesù e agli apostoli. Adamo ed Eva devono lasciare la loro prima dimora, il Paradiso. Il resto del libro della Genesi pullula di episodi di fuga e di migrazione. Le grandi storie della Bibbia, come quelle di Giuseppe e i suoi fratelli e di Noemi e Rut, si sviluppano su palcoscenici stranieri. È mentre sono in fuga o in viaggio che Giacobbe, Elia e Giona incontrano Dio. In mezzo ai pericoli del viaggio Tobia sperimenta la protezione dell’angelo Raffaele. Nell’Esodo – mito fondatore ed ethosfondamentale – la fuga attraverso il mare dei Giunchi conduce, di fatto, alla nascita di un popolo. Quale enorme contrasto esiste tra la storia piena di speranza della liberazione dal mare dei Giunchi e la fuga attraverso il mar Mediterraneo, che è diventata un «racconto dell’orrore» dei nostri tempi!

È dunque come popolo di rifugiati che Israele diventa il popolo di Dio. E nel concludere l’alleanza al Sinai, Dio richiede dal suo popolo liberato un impegno che è connesso alla sua liberazione: «Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 23,9). Il Dio della Bibbia è un Dio di liberazione, un Dio dei migranti.

Anche i grandi profeti sono stati segnati profondamente dall’esilio e dalla fuga. Infine, la fuga d’Israele in Egitto e l’Esodo riecheggiano nella primissima infanzia di Gesù di Nazaret. Gesù stesso, quando inizia la sua missione, diventa «irrequieto» e i suoi discepoli vanno in giro per il mondo con lui o inviati da lui. Dopo la sua risurrezione egli estende la sua missione al mondo intero. Coloro che hanno intrapreso questo viaggio arrivano a conoscere tutti i pericoli della vita errabonda: la xenofobia, la rapina, il naufragio (cfr 2 Cor 11,25-27).

Siamo insomma sempre stati dei migranti sulla strada verso l’eternità. Siamo degli ospiti sulla Terra, e portiamo con noi, nel nostro bagaglio a mano, la Bibbia – la saggezza accumulata da millenni –, insieme ad altri grandi libri. Solo sulla nostra bocca e nel nostro cuore essa diventa la parola di vita. Il modo in cui noi viaggiamo e siamo ospiti, il modo in cui andiamo incontro ad altri migranti, mostra quale sia il nostro atteggiamento nei confronti della nostra misteriosa origine e destinazione.

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THE BIBLE: A LIBRARY WRITTEN BY MIGRANTS

The public opinion and governments position are confronted with the drama and the cyclically returning challenge of mass migrations; but a look at the history of humanity shows that we are all migrants. The Bible turns out indeed to be an infinite library of migrant stories written for a migrant people, the people of God, from Adam to Jesus and the apostles. The way we travel and are guests, the way we welcome other migrants, shows us what our attitude to humanity and our mysterious origins and destiny are.

Per leggere l’articolo integrale, acquista il  quaderno 4018 della Civilta Cattolica.

ALCUNI PUNTI DI RIFLESSIONE PER LA NOSTRA DISCUTATIO :

1. Quale parte dell'articolo mi tocca, perché?

2. Con quale parte non sono d'accordo, o manca qualcosa?

3. Come posso collegare questo articolo con il problema dei rifuggiati?

Da Hiba Gyorgy SJ

 

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MARZO 2018 : Johan Christoph ASSMANN - La nascita del monoteismo

Prof. Johann Christoph Assmann

L'autore nato il 7 luglio 1938 a Langelsheim, è un egittologo tedesco. Ha fatto i suoi studi a Lubecca e Heidelberg prima di svoltare a Monaco di Baviera, Heidelberg, Parigi e Göttingen, in egittologia, archeologia classica e studi ellenici.

Dal 1976 è professore di egittologia a Heidelberg. È anche visiting professor a Parigi (Collège de France, Scuola di studi avanzati in Scienze sociali), Gerusalemme (Università ebraica, Abbazia di Dormizione) e Stati Uniti (Yale, Houston).

È sposato con l'egittologa Aleida Assmann. La coppia ha 5 figli, pubblica regolarmente insieme e ottiene nel 2017 il Premio Balzan per gli studi sulla memoria collettiva.

Per saperne di più clicca qui

DA UN'INTERVISTA A CURA DI FLORENCE QUINTIN

in Le monde des religions, n. 28, mars-avril 2008, p. 40-41

Professore di egittologia a Heidelberg e membro dell’Istituto tedesco di archeologia, Jean Assmann traccia in le Prix du monothéisme, un “ritratto” del monoteismo, di cui aveva raccontato la nascita in Moïse l’égyptien (Aubier, 2001). Secondo lui, la sua caratteristica principale non è la distinzione tra un dio unico e delle divinità multiple, ma tra la verità e l’errore. Ecco l’intervista:

 

Si può dire che il monoteismo è nato dal politeismo e da una evoluzione del pensiero, o invece che è una “invenzione” indipendente dalle religioni precedenti?

Procede da ambedue le cose. Dal politeismo, con un lungo processo di evoluzione (l’Egitto ne è il miglior esempio) e da un atto rivoluzionario di abbandono di tutte le tradizioni. Si può dunque distinguere un monoteismo evolutivo e l’altro rivoluzionario. Il motto del monoteismo evolutivo si riassume in ”Tutti gli dei sono uno” e il rivoluzionario dice:”nessun dio se non Dio” o anche “non altri dei”. Si parla dunque di monoteismi inclusivo e esclusivo. L’esempio più antico di monoteismo esclusivo è quello del culto di Aton, introdotto dal re egiziano Amenofis IV, Akenaton. Ma anche questo monoteismo rivoluzionario non è caduto dal cielo. Esso presuppone una tradizione più antica, dalla quale si allontana in maniera polemica. Akenaton ha soltanto radicalizzato una “nuova teologia del sole” che già esisteva. Quanto al “movimento di Jehovah solo” (Bernhard Lang), rivoluzionario, esso si impone per tappe, prima che si costituisca il monoteismo puro.

Come è germinata nella mente degli uomini l’idea del Dio unico?

Le religioni del mondo antico non conoscevano un allegro bazar di divinità, ma un mondo strutturato di dei, un pantheon. Questo implica già l’idea di unità. Opera di un solo creatore, il mondo è pieno di dei, ma non c’è che un Dio increato, autocostituito, da cui tutto proviene. Tale prospettiva monoteista è molto pronunciata in Egitto. Il concetto di Akenaton era che il mondo, non solo proveniva da un’origine, ma che era mantenuto nel quotidiano da questa fonte unica di energia vitale cosmica, Aton, il sole. Con il suo movimento esso generava il tempo, e con i suoi raggi la luce e il calore. È un monoteismo cosmologico, molto diverso da quello che la Bibbia associa a Mosè, quello della legge e della fedeltà a un solo Signore. Quest’ultimo presuppone l’esistenza di altri dei. Che senso avrebbe altrimenti la legge della fede? Ben più decisiva dell’affermazione dell’uno, che si ritrova nei testi “pagani”, è la negazione dei molteplici (“Nessun altro esiste se non te” in Akenaton, “Tu non devi avere altri dei presso di te” per Mosè).

Il «l’uno l’unico» degli Egiziani, il «YHWH è uno»dello Shema ebraico e il «Dio è uno» dell’Antichità greco-romana sono lo stesso dio?

L’uno l’unico egiziano celebra il dio dal quale tutto il mondo, gli dei e gli uomini, proviene. La preghiera dello Shema si riferisce, con «YHWH nostro Dio è uno solo», al dio unico che Israele deve amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.. Il motto «heis theos» un dio») delle iscrizioni greco-romane oscilla fra i due significati: un dio fra o sopra tutti gli dei e un dio solo che può salvarci.

L’affermazione di un dio unico da parte di Akenaton può essere considerata come il primo vero tentativo di monoteismo?

È il primo vero monoteismo perché abolisce e persegue gli altri dei, cioè i loro culti. All’inverso di quel che avviene nel monoteismo biblico, si tratta di un dio che si occupa del mondo nella sua totalità, ma non degli individui. Il dio di Akenaton è il sole, e nient’altro che il sole, che brilla sul Bene e sul Male, senza preoccuparsi della giustizia, dell’ingiustizia e del modo di vivere di ciascuno. Soltanto Akenaton può entrare in relazione personale con questa potenza, e il sole appare soltanto a lui sotto i tratti di una persona. Per il comune dei mortali come per il resto della creazione, il dio Aton è soltanto energia cosmica. Ci si può domandare se si tratta di un teismo e non piuttosto di un deismo, di un atto che dipende meno dalla fondazione di una religione, che da un “disincanto” del mondo.

In Moïse l’Égyptien lei dice che, malgrado l’avvento del monoteismo, il cosmoteismo ha attraversato i secoli e ha accompagnato la spiritualità occidentale, “corrente vivace” dotata di una “affascinante capacità di rinascita”.

Il cosmoteismo postula la divinità del mondo, il monoteismo considera un Dio che è esteriore al mondo. Le due posizioni si escludono, eppure vi sono dei gradi intermedi, delle linee di comunicazione. Il cosmodeismo conosce l’idea della divinità “ipercosmica”, che supera il cosmo visibile, nella misura in cui essa lo precede come origine e non si manifesta a esso che “in riflessi colorati” (Goethe). Il monoteismo insiste sulla radicale esteriorità al mondo del dio trascendente, e collega dio e mondo mediante la creazione. L’idea di creazione separa dio e mondo come soggetto e oggetto, e tuttavia il mondo può essere compreso come un atto della rivelazione, come lo presenta l’insegnamento cristiano. Questa tensione caratterizza la storia spirituale e religiosa occidentale.

Il monoteismo non genera forse l’intolleranza con una affermazione che è estranea al politeismo: “tutto ciò che è fuori di me rientra nel campo dell’errore e dalla menzogna”?

Lei tiene come aperta l’idea della religio duplex (religione doppia). Che cosa nasconde? Il problema del monoteismo esclusivo è l’intolleranza. La distinzione fra vero e falso non autorizza gradi intermedi. Questa distinzione era estranea alle religioni pagane del mondo antico, e con essa l’idea di dei falsi e di falsa religione. Le religioni monoteiste devono allontanarsi da questo concetto di verità assoluta. Le verità della fede non possono essere mai universali e assolute. Però esse sono vere per coloro che vi credono e dobbiamo attenerci a questa verità. È una visione del secolo XVIII e un compito che le religioni attuali non hanno ancora compiuto intellettualmente: il concetto di religio duplex faceva la differenza fra la religione del popolo che doveva attenersi a delle verità assolute e la religione degli iniziati che aveva capito il carattere relativo delle verità della fede, ma tenevano alla rappresentazione di un Essere Superiore e all’obbligo di regole morali. Oggi la differenza fra “popolo” e “iniziati” non ha naturalmente più senso. Ma dobbiamo riconoscere che esistono, al di là delle religioni e delle loro credenze, alcune regole del gioco universale nel rapporto con l’altro, che sono inerenti alla natura dell’Uomo.

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ALCUNI PUNTI DI RIFLESSIONE

 1. Cosa pensi dell'opinione di Jean Assman sulla nascita del monoteismo?
2. Esisterebbe una "violenza intreseca nel discorso religioso monoteista? Perché la violenza nel nome di Dio Uno ed Unico?
3. I'idea del Dio Uno è il risultato del salto del politeismo al monoteismo oppure si può affermare che nel principio era già il monoteismo ?

Jean-Marcel MUPUNGU, SJ

"Violenza e Monoteismo" booktrailer

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